Cent’anni di solitudine

Qualche ora fa è morta, in Messico, Mercedes Barcha.
So che alla stragrande maggioranza dirà poco o nulla questo nome.
Lasciatemi darvi soltanto un indizio: Cent’anni di Solitudine.

Un viaggio di rara magia che la “stragrande maggioranza” di noi ha almeno una volta realizzato. Uno dal quale alcuni, come il sottoscritto, non hanno mai fatto del tutto ritorno.
Mercedes era la moglie di Gabriel García Marquez. La prima lettrice. La prima innamorata di quel romanzo. E dei tanti che seguirono. Colei che fece possibile quella magia, restando sempre nell’ombra.
Quando si trasferirono in Messico, nel 1965, con i due figli piccoli, Gabo aveva rinunciato al suo posto come editore della rivista Sucesos, per dedicarsi completamente alla scrittura di quel libro. Man mano che aumentavano le pagine, salivano anche i debiti. La voce di Mercedes diventò proverbiale nei negozi della zona. La ascoltarono, per più di un anno, il macellaio, il panettiere e i fruttivendoli di Colonia San Angel, dove vivevano: “Gabriel sta scrivendo un libro, non appena lo finisce vengo qui e pago tutto”.
Il giorno in cui mise la parola Fine al romanzo (700 pagine), Gabo e Mercedes andarono in posta. Dovevano spedirlo a Buenos Aires, agli amici di Sudamericana, che lo stavano aspettando. Prima di andarci, però, Mercedes passò dal banco dei pegni, dove lasciò una delle ultime cose che le restavano: l’asciugacapelli.
L’omino della posta mise tutta quella carta sulla bilancia ed emise il suo verdetto: 83 pesos.
Mercedes disse, sgomenta, “ne ho soltanto 45”.
Gabo prese il libro, lo divise in due parti e disse: Pesi questi fogli, per favore, fino a 45 pesos.
Così fecero, racconta Gabo. Pesarono quelle pagine come se stessero tagliando delle bistecche. Poi abbiamo rifatto il pacco e lo abbiamo spedito.
Tornati a casa si resero conto, però, che avevano spedito non l’inizio, ma le ultime 300 pagine del romanzo.
Mercedes prese l’ultima cosa che restava, il frullatore, e partì di nuovo verso il banco dei pegni. Tornarono alla posta. Spedirono il resto del volume e lei strinse forte i due pesos miracolosamente avanzati.
“La guardai e vidi che era verde di rabbia”, raccontava Gabo. Poi mi disse: «solo falta que sea mala!»
“Manca solo che non sia buono, quel romanzo!”

Buon viaggio, Gaba. E grazie.
Credo che persino Melquìades, stasera, si stia asciugando una lacrima.

Milton Fernández

Informazioni su lauraluna

Non so ancora bene cosa voglio da questa vita, so che la vorrei diversa.
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6 risposte a Cent’anni di solitudine

  1. sherazade ha detto:

    Non sapevo della sua morte e so chi era proprio dai tempi di Cento anni di solitudine un capolavoro al quale sono doppiamente legata perché mi fu regalato da mia madre.
    Non aggiungo altro perché in questo periodo ci sono stati molti segni non da ultimo questo che mi indirizzano verso mia mamma che proprio negli ultimi giorni della sua vita nei momenti di lucidità Stava leggendo e commentando con me l’autobiografia di Marquez Vivere per raccontarla.

    Shera🌻🌹

  2. newwhitebear ha detto:

    uno scorcio di vita di un grande scrittore.

  3. lauraluna ha detto:

    Uno scorcio che non conoscevo.

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