Lo scatto che dice chi siamo

Da Concita De Gregorio ( Twitter )

Grazie alla segnalazione di Alessandra Mauro, alle sue parole. 

C’è una bambina molto piccola, i genitori si sono da poco separati. La madre, che è di origine francese ma vive in America, non ha soldi. Si trasferisce con la figlia da un’amica, pure francese, di mestiere fotografa. Noi di questa bambina sappiamo che a 6 anni torna con la madre in Francia e che a 12 traversa l’oceano all’indietro, di nuovo a New York.

Ora la perdiamo di vista. La rivediamo molti anni dopo, adulta, un’altra volta in Francia: vende un terreno appartenuto alla madre. Si compra una Rolleiflex. Attraversa ancora il mare verso l’America, è la quarta volta, il viaggio è lunghissimo, lei è sola. Di nuovo, da questo momento, non sappiamo più niente. A un certo punto eccola a Southampton, stato di New York. Fa la bambinaia.

Si chiama Vivian. Vivian Maier, ed è quello che farà per guadagnarsi da vivere per tutta a vita: la bambinaia, la tata. Non ha un amore, non avrà figli. Solo quelli degli altri, da educare e da crescere, e la sua macchina fotografica. Tutto questo, che è poco ma è tanto, lo immaginiamo solo adesso, solo dopo. Perché durante, mentre portava a passeggio sempre nuovi figli altrui per le strade di Chicago e di New York, nessuno ha mai saputo niente di lei. Pochissimo anche i suoi datori di lavoro. Una donna alta e goffa, infagottata in gonne lunghe e cappottoni, con l’accento straniero, coi suoi cappellini e quelle scatole di cartone che di casa in casa trascinava con sé.La sua vita, nelle scatole: le sue foto.

Un giorno dei primi anni Duemila un agente immobiliare di Chigago compra all’asta per 380 dollari il contenuto di un deposito pieno di cappellini, scontrini, grandi capotti e una cassa con centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Immagini mai viste, neppure da chi le aveva fermate

.Un tesoro di bellezza.

Vivian Dorothea Maier ha scattato nella sua anonima misteriosa vita circa 150mila foto – si stima.  Si sa di lei quello che lei ha visto: dalle immagini che raccontano con esattezza un mondo, un tempo, si indovina l’attenzione, l’intenzione, la curiosità la meraviglia la compassione il disgusto della donna dietro la Rolleiflex. Si pensano i suoi pensieri, si muovono con lei, per le sue strade, i suoi passi. Donne eleganti e mendicanti, bambini che piangono tirati per un braccio dai genitori, uomini d’affari, insegne luminose dei negozi e vetrine, decine e decine di vetrine.

E specchi. Nelle vetrine e negli specchi, spesso, Vivian.

Nel tempo dei selfie compulsivi, in questo tempo in cui arti meccanici allungano i telefoni cellulari fino alla giusta distanza per testimoniare la realtà di ogni istante, con questo dimenticando di viverla, gli autoritratti di Vivian Maier hanno una fissità ipnotica, solenne, severa che ci parla.

L’occhio di chi guarda che vede se stesso: l’identità cos’è, noi chi siamo. Vivian chi era. Siamo quelli nello sguardo degli altri, la nostra reputazione, o siamo ciò che noi stessi vogliamo e sappiamo vedere di noi? Ma anche: chi possiamo essere davvero, pur in assenza di testimoni a riconoscerlo, certificarlo. La bambinaia Vivian racconta questo, anche.

Dice che ciascuno, volendo, in silenzio, può diventare – essere – chiunque.

 

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Informazioni su lauraluna

Non so ancora bene cosa voglio da questa vita, so che la vorrei diversa.
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12 risposte a Lo scatto che dice chi siamo

  1. sherazade ha detto:

    Piccole grandi donne che senza clamori curano le vite degli altri.
    Grazie per questa segnalazione.

    sherabuonanotteobuongiorno

  2. lauraluna ha detto:

    Vite solitarie ma nel contempo dedicate agli altri.
    Le fotografie parlano da sole di questa donna,
    Ne sono affascinata.

    In attesa di un martedì , per te, più sereno, ti abbraccio.

  3. sherazade ha detto:


    sherabuonweeky

  4. Sarino ha detto:

    vite importanti in ogni senso, forse proprio quelle vite che danno la misura di cosa significhi esseri vivi e soprattutto veri. In questa umanità dai lati oscuri, ammantata di egoismo ed egocentrismo, indifferenza e distanza, è la capacità di avere passione e di essere solidali che da la stura a tali encomiabili comportamenti. Gesti e propensioni che donano al sogno la fierezza dell’amore, della partecipazione e dell’appartenenza, di quella virtù suprema di “essere anche altri” e per gli altri.
    Un articolo molto, molto interessante che coinvolge e fa riflettere. Bella pagina. Ciao carissima

  5. lauraluna ha detto:

    Grazie di questo commento, anche se il brano non è mio. Però c’è proprio , nelle tue parole, e nell’avere commentato £ la capacità di essere solidali e partecipativi.
    In ogni caso se le macchine fotografiche fossero in grado di fotografarci l’anima… chissà quante sorprese…………forse…….. molte foto sarebbero nere.
    Grazie,
    Spero che ci sia un miglioramento.
    Lo spero tanto. .

  6. vincenza63 ha detto:

    Arte nel nascondimento… che bellezza nei pochi scatti che ho potuto vedere nel tuo post!
    Sai, Laura, in momenti come questo Mi manca tantissimo le funzionalità fini delle mie mani… anni fa coltivavo la passione della fotografia, mi piacevano soprattutto i ritratti della natura nei piccoli particolari. Ora la mia macchina fotografica giace nell’armadio, come uno scheletro del passato.
    Sono comunque piena di speranza come te riguarda il colore delle nostre anime…

  7. lauraluna ha detto:

    Molto, molto interessante, almeno per me che amo fotografare, questo post che ho copiato pari pari.
    Non possiedo la tecnica, ma credo, senza presunzione alcuna, di scattare, per il solo piacere di provare un’emozione.
    Non ci conosciamo bene, perciò non so come mai ” manca tantissimo le funzionalità fini delle mie mani”.
    Ma so che mi dispiace.
    Quando vado in giro a fotografare io sono rilassata, ogni pensiero svanisce.
    Buon fine settimana e GRAZIE:

  8. Antonio ha detto:

    molto belli questi scatti in b/n, per me che amo la fotografia….
    ciao e buon w.e.

  9. lauraluna ha detto:

    Io amo molto la fotografia in b/n Il bianco e nero infatti credo che sia possibile esprimere più sentimenti di quanto non non si possa fare con una fotografia a colori. Basta pensare alle bellissime foto di Cartier-Bresson o Ansel Adams. ed altri.

    Grazie,
    buon fine settimana anche a te.

  10. Uomo ha detto:

    Saper cogliere l’attimo che descrive senza parole è come dipingere un quadro sin nei particolari. Un’immagine che resta senza alcuna possibilità di essere modificata perché imprime un momento di vita certo che riesce a descrivere forse in modo inaspettato un po’ chi siamo come se ci guardassimo allo specchio e provandone sorpresa per quanto ci sta davanti, anche se siamo proprio noi. La storia fissata nel tempo che ogni giorno che passa diventa sempre più il resoconto di un ‘tempo’ trascorso ed eloquente di sé nella descrizione degli abiti e dei modi e delle attitudini e dell’ambientazione. Come l’arte, in generale, la musica, la danza, la pittura hanno ciascuna un forte potere descrittivo asseconda della straordinaria attrazione che esercitano su ciascuno di noi in modo personale e sempre unico.
    Belle e decisamente significative le foto che hai postato.
    Salutone

    Uomo

  11. lauraluna ha detto:

    Direi bello e decisamente significativo il tuo comment!,
    Sei riuscito a captare il vero significato di questo post , nei suoi molteplici aspetti, sia di ambientazione che di introspezione , sia di periodo ( inteso come tempo ), che di vita vissuta non per apparire ma per essere.
    Grazie Uomo,
    è sempre un piacere leggerti.

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