IL MIELE EREDITATO

vecchio

 

 I  poeti e gli scrittori sudamericani mi affascinano per il loro amalgamarsi alla natura e ai suoi ritmi eterni secondo un’ispirazione che diventa ricordo e nostalgia.

Mi piace entrare nel loro mondo e assaporare , come in questa poesia, il riflesso immediato di parole che difficilmente si scordano.

E’ come un piccolo film di cui puoi immaginare i protagonisti e perché no : invidiarli nella sacralità della loro esistenza

 

IL    MIELE     EREDITATO

Mio nonno era il fiume che fecondava queste terre.

Pieno di innumerevoli mani e occhi e orecchie.

E, nello stesso tempo, cieco e taciturno come un albero.

Era la barba antica e la voce profonda della casa.

Era il seminatore e il frutto. Il ceppo rugoso.

L’indice del tempo e il sangue propizio.

Mio nonno era l’inverno con le mani fiorite.

Era il fiume stesso che popolava le terre.

Era la terra stessa che moriva e rinasceva.

Mia nonna era il ramo incurvato dalle nascite.

Era il volto della casa seduto in cucina.

Era l’odore del pane e della mela conservata.

Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera.

Era la povertà dei lunghi inverni

avvolta nello zucchero come un’umile ghiottoneria.

Quindici figli mangiarono dalle sue mani miracolose.

Quindici figli dormivano col suo sonno d’aquila.

In molti nipoti e pronipoti abbiamo continuato

a passare nelle sue braccia secche.

Ma lei è sempre la mano che mescola l’acqua e la farina.

E’ il silenzio delle notti pieno d’uccelli addormentati.

E’ il braciere dell’infanzia con la focaccia che scappava.

Mio padre era quello che assomigliava di più alla terra.

Deve essere nato insieme con il frumento o il grano.

Mio padre era bruno, e dormiva sul cavallo.

Era come il cavaliere lento della primavera.

Gli altri miei zii assomigliavano tutti agli uccelli locali.

Tutti avevano qualcosa degli alberi e delle montagne.

Alcuni erano possenti come cavalli normanni.

Altri avevano il volto di pietra o di grano tostato.

Ma tutti ricordavano le cose prossime alla terra.

Era uno sciame turbolento che riempiva la casa.

Era una banda di pavoncelle che preannunciava la pioggia.

Erano le cesene che rubavano le ciliege.

Io nacqui quando erano già vecchi; quando mio nonno

aveva i capelli bianchi, e la barba l’allontanava come nebbia

Io nacqui quando ardevano i falò di maggio.

E la prima cosa che ricordo è la voce del fiume e della terra

EFRAIN    BARQUERO      ( POETA  CILENO )

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Informazioni su lauraluna

Non so ancora bene cosa voglio da questa vita, so che la vorrei diversa.
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13 risposte a IL MIELE EREDITATO

  1. enricogarrou ha detto:

    Che incantooooo. Bellissima poesia. Cara Lauraluna adoro anche io importi sud americani da Aturias a Neruda. Questo autore no lo conoscevo, bravissimo. Grazie per averlo fatto coscere. Un caro abbraccio

  2. lauraluna ha detto:

    Forse amo i poeti sudamericani perché l’atteggiamento vitale non è inventato a tavolino ma è direttamente preso dal vissuto.
    Questi versi trasudano, a mio avviso, di ciò che il poeta cileno ha visto e assaporato: il nonno patriarca fecondatore della terra come lo è un fiume, la nonna col suo grande destino di dover badare a quindici figli e chissà quanti altri fra nipoti e pronipoti, e il silenzio delle notti, gli uccelli e tutto quanto di altro ha portato al poeta questi bellissimi versi perché noi li potessimo leggere e un po’, come lui, anche assaporarli.
    Grazie Enrico,
    una serena fine di giornata. 🙂

  3. Uomo ha detto:

    Un ambiente domestico così ben rappresentato
    con argomenti che sanno di casa
    ne hanno il sapore e l’umore
    che sembra di tornare attraverso i ricordi
    in quelle case grandi, dai grandi stanzoni
    ed i letti alti e le campane di vetro sui comò
    e le bambole al centro del letto.
    Tempi mai dimenticati nei quali solo bambini
    guardavamo in alto per osservare i visi
    e tutto sembrava nuovo e scontato
    nella meraviglia che si provava comunque
    nella scoperta del consueto.

    Non solo i versi, ma anche la musica
    inventata e scritta in quelle terre
    ha una sua melanconia che parla di vita
    e di rapporti con le cose vere
    anche delle gioie, pur nella sua profonda tristezza.

    Parole bellissime Laura

    Uomo

  4. lauraluna ha detto:

    Il fascino particolare che trovo in questa poesia sta proprio nella descrizione della famiglia numerosa che sa apprezzare ciò che dona la terra, con semplicità e vigore
    .Racconta di un tempo lontano , non immaginabile oggi, nel quale erano scarsi i contatti col mondo esterno e tutti i membri della famiglia avevano, al suo interno, un ruolo ben preciso e contribuivano alla sopravvivenza del gruppo..
    Attualmente, come ben sappiamo, si è innescato un moto centrifugo per cui sempre meno sono quelli che rimangono legati al vecchio nucleo.Il cambiamento della famiglia è ormai radicale e ciò ha determinato una graduale modificazione dei valori tradizionali.
    E’ un discorso che non si può esaurire in poche righe, comunque la descrizione di questa famiglia cilena, riesce a commuovermi e l’immagine che mi viene in mente è quella dei miei prozii intenti a vendemmiare, e se chiudo gli occhi,rivedo le loro braccia muscolose ed abbronzate protese verso le vigne e le donne coi cesti che trasportavano in testa sopra una base di stoffa arrotolata……ed io bambina che , ascoltavo le loro storie.

    Grazie Uomo. un caro saluto.

  5. Uomo ha detto:

    Mi piace…”…coi cesti che trasportavano in testa sopra una base di stoffa arrotolata, ed io bambina che, ascoltavo le loro storie…” una foto che più nitida ed eloquente non poteva essere!

    Uomo

  6. wwayne ha detto:

    Splendido. Molto bella anche l’immagine: potresti dirmi dove l’hai presa, per favore?

  7. lauraluna ha detto:

    Mi dispiace non accontentarti, giro spesso su unitenet per trovare foto, poi le accludo alla mia cartella e le adopero quando mi sembrano adatte ai miei post, ma di questa non so la provenienza, in fondo alla foto, c’è il nome dell’autore, è un quadro, se la ingrandisci forse riesci a vedere il nome.
    Ciao,

  8. lauraluna ha detto:

    Sì.La adoro.

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