Lo splendore della DISOBBIDIENZA

antigone

Forse posso andare controcorrente ma, secondo me,  può esistere lo splendore della disobbedienza.

Anzi, deve esistere.

E quando ci penso ricordo l’esempio di ANTIGONE,

  figlia di  Edipo e protagonista del capolavoro di Euripide.

La sventurata impersona la disobbidienza civile.

I suoi due fratelli morirono scontrandosi in una battaglia per il potere ( ma guarda un po’!)

ed il regno passò allo zio Creonte che stabilì di scaraventare fuori le mura il cadavere di Polinice,

e che doveva, per editto, giacere preda di uccelli e cani, senza conforto e dignità.

Solo Antigone decise di opporsi, sorda alle  minacce della legge,

agli avvertimenti della sorella, all’ineluttabilità del destino.

Antigone seppellì il fratello, violando la norma di un precetto che si chiama

” legge degli dei” ma che potrebbe anche essere definita legge morale.

Infatti dar sepoltura ai morti non è un comandamento ma un dovere naturale.

Ordinare l’opposto non è emanare una legge, ma sfregiarne una superiore.

Il conflitto tra legge scritta e quella naturale è uno dei nodi del diritto e della storia.

Certamente sono le leggi che fanno progredire una civiltà,

ma sono certe trasgressioni  che possono cancellare quelle ingiuste e sostituirle con altre.

La disobbedienza richiede coraggio, idealismo.

Antigone è l’esempio di un’autorità che non ha bisogno del potere,

dispositivo difettoso, ma che fa riferimento al primato dell’amore. 

” Dis-obbedire è un segno di maturità e umanità che colloca l’individuo

in un collettivo umano di persone capaci di sentire e di com-patire

al di là dell’esecuzione rigida di compiti e norme o del loro abuso.”

 

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Non so ancora bene cosa voglio da questa vita, so che la vorrei diversa.
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12 risposte a Lo splendore della DISOBBIDIENZA

  1. Giusy Lorenzini ha detto:

    Bel post, una sana disobbedienza, riaffermare un diritto di pensarla diversamente, è il principio cardine dove si avvolge l’intero pensiero umano. Buona giornata, Giusy

    • lauraluna ha detto:

      Quando disobbedire vuol dire essere coerenti con i propri sentimenti..e guarda caso Antigone è una donna!!!
      Eh già, una donna che pone l’amore sopra alla legge…che caso eh!
      Buona giornata anche a te e grazie.

  2. kalosf ha detto:

    La disobbedienza può avere un senso tanto quanto l’obbedienza… Ambedue nascono come scelta della libertà del cuore di orientarsi verso ciò che è vissuto come più importante e più bello…A volte l’unica strada per seguire l’amore è la disobbedienza…

    • lauraluna ha detto:

      .Ogni disubbidienza intrapresa con coraggio e purezza d’animo rappresenta un passo in più di crescita e consapevolezza di noi stessi e dei propri limiti e potenzialità. E anche un passo in più verso la liberazione dai vincoli posti da cultura, famiglia, politica, e leggi ingiuste.

  3. ombreflessuose ha detto:

    La disobbedienza è un atto pensato, di profonda riflessione se c’è consapevolezza e coscienza

    Buon pomeriggio, carissima
    Abbraccione
    Mistral

  4. lauraluna ha detto:

    E’ importante la disobbedienza quella sana, quella genuina, quella che porta a superare vecchi confini e che conduce a nuove conquiste. E sì i disobbedienti hanno un certo fascino!
    Un caro saluto!

  5. Sarino ha detto:

    ho sempre pensato che le donne hanno una marcia in più, questo post conferma il mio pensiero! Bella lettura, ciao

    • lauraluna ha detto:

      Antigone è donna, profondamente donna, coraggiosamente donna.
      Una donna che destabilizza l’ordine politico, sconvolge la nozione banale del bene e del male, tanto da indurre M. Yourcenar a scrivere: “Il pendolo del mondo è il cuore di Antigone”. Ecco una presentazione che ne ha fatto S. Weil nel 1936, su una rivista destinata agli operai, per divulgare i valori di cui Antigone è portatrice: “Una donna sola, senza alcun sostegno, osa entrare in conflitto con le leggi del suo paese, con il capo dello Stato, sapendo che pagherà con la morte la fedeltà a se stessa”.
      Grazie Sarino.
      Un caro saluto.

  6. Uomo ha detto:

    Non credo si possa limitare ed esprimere tale concetto solo considerando la questione delle donne, o come è concepita perché dovrebbe essere allargata proprio a tutti dal momento che disobbedienza e ciò che la determina non può avere legami al sesso di appartenenza.
    Ci sono casi, in cui la disobbedienza è quasi impossibile per l’educazione o la sua mancanza ricevuta, imposta e subita.
    Individui che non conoscono il concetto della disobbedienza che gli è stato sempre nascosto.
    Se provi a parlargliene non riescono a capire, per questo è impensabile che la interpretino e che si distinguano nella personalità che si esprime con tutto il fascino del diverso e del cosciente di sé nel coraggio dell’opposizione.
    Fortunatamente invece, se ne può anche parlare, sapendo di ciò che si parla!

    Uomo

  7. lauraluna ha detto:

    Certo che sì Uomo, è limitante considerare la questione solo sotto l’aspetto delle donne.
    E condivido quanto hai scritto, a me piace pensare che la coscienza si ribelli per non accettare di diventare complice di fatti che prostituiscono la propria personalità.

    Ciao,
    Lauraluna

  8. giancarlo ha detto:

    Disobbedire è giusto, perché in natura non esiste l’obbedienza.
    Quindi non può compiersi la disobbedienza, come contrario e opposto di qualcosa di innaturale.
    L’obbedienza è un invenzione dell’uomo, il quale, per appagare il proprio malnato realizzarsi nel potere, ne ha reso pandemica la pratica.
    L’obbedienza è l’emblema che distingue chi esercita l’autorità e chi la subisce, quindi è l’esercizio di un totalitarismo che si realizza in ogni espressione umana conosciuta, dalla famiglia alla scuola, dalla religione alla politica, e più genericamente in tutto il sociale.
    Garibaldi obbediva, ma ormai l’Italia è fatta. Dicono.

  9. lauraluna ha detto:

    Osservazione moto giusta, a mio parere.
    Disobbedire è crescere.
    Crescere è scrivere nuove regole.
    L’uomo giusto presumo si sia fatto disobbedendo. .
    ” Ascolta una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge. (Fabrizio De Andrè)”
    Grazie Giancarlo

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