MA CHE NE SO

bicchiere

MA   CHE  NE   SO

Riprendo la mia vita

nessuno mi trattiene

raccolgo le mie cose

le mie voglie distratte

le sciocchezze amorose

le gioie mie disfatte

le mani mie seccate

che sento ricadere

Il mio corpo crepato

come un vecchio bicchiere

Ma che ne so che ne so io

di certi addii

senza il coraggio dell’addio

ma che ne so che male sia

se i vecchi sogni me li straccio in allegria

ma che ne so ma che ne so

in che sbadiglio la mia vita ingoierò.

Mi resta un mucchio di carezze che non ho,

di incapacità di amare

di illusioni salutate

di promesse scorticate.

Mi lamento ma non piango

un pianto stupido

anche piangere ha perduto verità

ma che ne so se io dico sì

mi metto in tasca anche l’ultima follia

accetterò che perda anch’io

per certi addii senza il coraggio dell’addio.

Passerà via così

che ne so

Finirà come no

via così se ne andrà come no.

tanto rimango io

come tanti, come tutti

con la mia bocca di baci affamati

con gli occhi di stanze mai viste

come tanti come tutti

con il mio corpo di sveglie

che strillano davanti la mattina per dire

su con la vita che qui si muore anche,

su con la vita, avanti su con la vita

su con la vita…………………………………..

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Informazioni su lauraluna

Non so ancora bene cosa voglio da questa vita, so che la vorrei diversa.
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5 risposte a MA CHE NE SO

  1. Martine ha detto:

    buona giornata!!
    Martine

  2. Uomo ha detto:

    Perché quando si è deciso che la vita deve andare su, o che dobbiamo per forza sopravvivere?
    Chi ha detto che la bocca affamata dovrà essere soddisfatta e che non ci si debba rifugiare nella maledetta quotidianità per dimenticare il non avuto, il non goduto, il mai raggiunto?

    Forse quella parte intima
    posta in ciascuno di noi,
    che ci differenzia dalle cose inanimate
    forse quella straordinaria volontà
    che non possiamo reprimere
    forse è giunto il tempo che i forse lascino il posto a qualcos’altro!

    Buona serata!

    Uomo

  3. lauraluna ha detto:

    Preciso che il testo non è mio , ma tratto da una canzone.
    Però l’ho fatto mio perché lo sento molto vicino al mio vissuto.
    I tuoi perché sono legittimi, ma penso che ognuno reagisca in modo diverso alle vicende della vita.
    La frase che più mi ha colpito e che , secondo me, è la chiave del testo è
    ” certi addii
    senza il coraggio dell’addio”.
    Certo, bisognerebbe avere il coraggio di capire.
    Forse si è capito,
    ma si preferisce farsi del male prima di riprendere la piatta quotidianità ,
    Forse “quella parte intima
    posta in ciascuno di noi” ha bisogno ci certezze prima di ingoiare la propria vita in uno sbadiglio.

    Grazie Uomo
    buona serata anche a te.

  4. Rodrigo ha detto:

    Il coraggio se uno non ce l’ha , non se lo puo dare , scriveva un famoso scrittore, ma può essere anche che un addio non sia previsto , solo rimandato. o pensato. o per sensibilità accentuata sia una forma di delicatezza, o peggio sia un atto di menefreghismo.
    In genere è preferibile non lasciare sulla corda come un trapezista chi tiene a noi.
    In ogni caso questa canzone rispecchia un po’ noi, come tanti, come tutti, abbiamo subito o abbiamo fatto subire un addio.
    Anche senza un vero perché.
    Un saluto,
    Rodrigo

    • lauraluna ha detto:

      Grazie Rodrigo, siamo così fragili, noi esseri umani e così complicati!
      Lascia che io risponda con questo brano, dove il congedo è dolce e rispettoso.
      La cosa a cui tengo di più è il rispetto, ma non a parole, a fatti.
      Congedo del viaggiatore cerimonioso
      Amici, credo che sia
      meglio per me cominciare
      a tirar giù la valigia.
      Anche se non so bene l’ora
      d’arrivo, e neppure
      conosca quali stazioni
      precedano la mia,
      sicuri segni mi dicono,
      da quanto m’è giunto all’orecchio
      di questi luoghi, ch’io
      vi dovrò presto lasciare.
      Vogliatemi perdonare
      quel po’ di disturbo che reco.
      Con voi sono stato lieto
      dalla partenza, e molto
      vi sono grato, credetemi
      per l’ottima compagnia.
      Ancora vorrei conversare
      a lungo con voi. Ma sia.
      Il luogo del trasferimento
      lo ignoro. Sento
      però che vi dovrò ricordare
      spesso, nella nuova sede,
      mentre il mio occhio già vede
      dal finestrino, oltre il fumo
      umido del nebbione
      che ci avvolge, rosso
      il disco della mia stazione.
      Chiedo congedo a voi
      senza potervi nascondere,
      lieve, una costernazione.
      Era così bello parlare
      insieme, seduti di fronte:
      così bello confondere
      i volti (fumare,
      scambiandoci le sigarette),
      e tutto quel raccontare
      di noi (quell’inventare
      facile, nel dire agli altri),
      fino a poter confessare
      quanto, anche messi alle strette
      mai avremmo osato un istante
      (per sbaglio)’ confidare.
      (Scusate. E una valigia pesante
      anche se non contiene gran che:
      tanto ch’io mi domando perché
      l’ho recata, e quale
      aiuto mi potrà dare
      poi, quando l’avrò con me.
      Ma pur la debbo portare,
      non fosse che per seguire l’uso.
      Lasciatemi, vi prego, passare.
      Ecco. Ora ch’essa è
      nel corridoio, mi sento
      più sciolto. Vogliate scusare.)
      Dicevo, ch’era bello stare
      insieme. Chiacchierare.
      Abbiamo avuto qualche
      diverbio, è naturale.
      Ci siamo – ed è normale
      anche questo – odiati
      su più d’un punto, e frenati
      soltanto per cortesia.
      Ma, cos’importa. Sia
      come sia, torno
      a dirvi, e di cuore, grazie
      per l’ottima compagnia.
      Congedo a lei, dottore,
      e alla sua faconda dottrina.
      Congedo a te, ragazzina
      smilza, e al tuo lieve afrore
      di ricreatorio e di prato
      sul volto, la cui tinta
      mite è sì lieve spinta.
      Congedo, o militare
      (o marinaio! In terra
      come in cielo ed in mare)
      alla pace e alla guerra.
      Ed anche a lei, sacerdote,
      congedo, che m’ha chiesto se io
      (scherzava!) ho avuto in dote
      di credere al vero Dio.
      Congedo alla sapienza
      e congedo all’amore.

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