IL POVERO CRISTO

il Povero Cristo testo – Vinicio Capossela

Il povero Cristo
è sceso dalla croce
per prima cosa ha appreso
la condizione atroce
amar la vita e viverla
ed essere felice
amar la vita e vivere
sapendo di morire
ma invece di un fratello
vedere nel suo simile
il primo da affogare
se appena è un po’ più debole.

Il povero Cristo
ha visto com’è l’uomo
che il povero Cristo
mangia verze e patate
e intanto chi gli è sopra
si gode oro e alloro
e a lui che ha perso
e ammucchia per sé solo
ricchezze smisurate
ma appena gliele ha tolte
non divide in uguaglianza,
ma del padrone apprende
il pensiero e l’arroganza
e intanto nel mondo una guerra è signora della Terra.

Ma appena gliele ha tolte
non divide in uguaglianza,
ma del padrone apprende
il pensiero e l’arroganza.

E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra.

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IL MARE CI FA STARE BENE

Guardare il mare fa bene e ce lo conferma ora anche la scienza. Se almeno una volta si è vissuta l’esperienza di andare ad ammirare l’orizzonte, a qualsiasi ora del giorno, è impossibile negare la sensazione di pace interiore che si prova di fronte a uno scenario tanto perfetto.

L’odore di salsedine, il senso di immensità e il rumore delle onde creano un’armonia perfetta che, oltretutto, fa bene al cervello. Uno dei motivi scientifici che spiegano questo fenomeno è davvero molto semplice. Ogni colore ha una sua caratteristica e quella del blu è di emettere onde elettromagnetiche che regolano il nostro stato emozionale.

Un altro motivo per cui il mare fa bene è che l’acqua è il nostro stato naturale. Gli esseri umani vivono per 9 mesi in acqua nel ventre della madre; inoltre, il corpo umano è composto di acqua al 65% circa. Il cervello è in grado di percepirlo, quindi reagisce di conseguenza e si rilassa.

Un altro effetto terapeutico lo fornisce il rumore delle onde. Esso influisce a regolare la dopamina e la serotonina, entrambi neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale, che controllano gli impulsi nervosi. Se si è stressati dalla frenesia quotidiana, dunque, non c’è miglior cura del trascorrere del tempo al mare.

Da APRI LA MENTE ( WEB )

Di mio c’è solo la foto.

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Il mugugno non è solo genovese

Roberto Saviano e Michela Murgia rimproverano all’Europa di piangere a dirotto per Notre-Dame e non per i migranti morti in mare. Anche a Greta Thunberg, la giovane ambientalista, girano vorticosamente le trecce al pensiero che una chiesa in fiamme ci sconvolga più di un pianeta in fiamme. Quando ti batti per una causa giusta, tendi comprensibilmente ad anteporla a qualsiasi altra. Ma per criticare chi si mostra insensibile al destino degli esseri umani è improprio prendersela con chi si mostra sensibile a quello dei monumenti. I ragazzi che da tutta Europa accorsero nella Firenze alluvionata del secolo scorso per mettere in salvo i papiri delle biblioteche non erano meno meritevoli di coloro che si battevano contro le guerre: talvolta erano gli stessi.

Non esiste opera più nobile che sottrarre un uomo alla morte, ma le opere d’arte sono ciò che rende l’uomo immortale. Il loro valore simbolico trascende le polemiche, le fazioni e i ragionamenti mondani per parlare direttamente ai cuori. Il Rinascimento fu un’epoca di intrighi e massacri che mise l’uomo al centro, spesso per accopparlo. Eppure noi posteri lo ricordiamo tanto per l’efferatezza dei suoi crimini, quanto, se non di più, per la meraviglia delle sue opere. E comunque non è mai giusto stilare classifiche: chi sa piangere per un monumento sa piangere anche per un uomo.

Massimo Gramellini

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La perfezione

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PRIMA E DOPO

 

PRIMA       Osservare per realizzare, scrutare per decidere.

DOPO

Il sole non c’è più, la corsa è finita………..stanchezza ma missione compiuta.

 

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SPIRITUALITA’

In un periodo di profondi cambiamenti, la ricerca di sé può percorrere strade diverse, tra cui quella della spiritualità che è una funzione naturale della psiche che, attraversando l’uomo, gli permette di entrare in contatto con la sua verità,la parte più intima e profonda di sé.    Uno stato di completezza  che, però, si può raggiungere solamente quando si sono integrate le dualità dell’anima: luce ed ombra,cielo e terra. Per vivere così un’esperienza spirituale caratterizzata dal sentirsi in relazione con qualcosa di sacro, con una dimensione superiore dell’esistenza :di essenza divina per i credenti , o di psicologia laica per chi è  ateo o agnostico.

Trovare la pace interiore, dare un senso alla vita, uscire dalla solitudine o dal fallimento, sviluppare o fare esplodere il proprio potenziale, queste, in generale sono, a mio avviso,  le motivazioni di chi sceglie di fare un’esperienza di sviluppo personale attraverso un cammino spirituale.

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Nina e il numero 13

Il pensiero di Nina è sempre lì , tra il miraggio e la realtà , tra l’affetto mai sopito verso quel fratellone che ora vaga in una costellazione e, a poco a poco, sta diventando leggenda , lui e il suo numero 13 che accende emozioni in chi l’ha conosciuto, così  , quando il ricordo si fa  più forte e diventa malinconia  , Nina scrive per noi quasi a consolarci, col disincanto con cui è diventata donna e madre dolcissima.

“Era una sera di un caldo Medievalis ed ero in compagnia del mio fedelissimo Eric. Nonostante il qualificativo faccia pensare ad un cagnolino, in realtà è un mio amico, quello che chiamo quando ho una sera per staccare la testa.
Ci tuffiamo in questa buffa ed elegante epoca alla ricerca di un pensierino per sua mamma e lui come un vero “selvatico del bosco di fagge” mi dà carta bianca; non è il suo forte scegliere regali ma ci mette l’impegno ed il pensiero (che è quello che conta nei secoli dei secoli).
Troviamo una carinissima bancarella dove una ragazza lavora il cuoio. Quel profumo di cuoio…. Lo sento ancora. Scegliamo 3 bracciali che la ragazza si offre gentilmente di incidere.
…… 13, 13 ed F. B…..
Parto poi alla ricerca della persona a cui ho pensato scegliendo di incidere il primo “13”. La trovo, gli do il sacchettino e con un:”questo è per te”me la cavo bene e me ne vado per i borghi sempre seguita dal fedelissimo.
La serata prosegue come tante delle vostre in estate, a Medievalis, tranne una cosa che ha reso la mia più speciale:
incontro un amico di mio fratello che, aiutato da qualche birra, mi chiede di aspettarlo che ha qualcosa da dirmi;una cosa che tutt’ora, se chiudo gli occhi mi fa alzare i peli nelle braccia. Avevo capito di chi voleva parlarmi e mentre lo aspettavo non vedevo né capivo più niente.
Arriva, si siede e mi dice ” Guarda quanti bambini ha mandato”…. e poi balla, balla con le mani al cielo. Mi commuovo e lui va via sorridendo e ballando ancora.
Mi giro e(… 13..) vedo una persona che senza saperlo mi è stata d’aiuto in un momento poco facile per me.
Sto già meglio.
Mi rigiro e torno dal mio fedelissimo, sempre selvatico: Eric. Un rifugio in quel momento.
E così, tra l’amico del 13 di cuoio da portare a casa con la schiena inchiodata, il suo braccio destro che non stava zitto un secondo, gli amici e le birre, finisce la serata.
Ma di questo mi rimane il braccialetto, che ancora oggi tengo in ricordo di quella frase e dei bambini che ne erano i protagonisti ;
in ricordo di quella sera con il selvatico Eric;
in ricordo di quella persona che non sa di avermi aiutato;
in ricordo di quel “QUESTO È PER TE”, che ho fatto tanta fatica a dire e in ricordo di quella lacrima che non ho avuto vergogna di versare.

  1. S:la cosa strana è che il bracciale continuo ininterrottamente a perderlo ma sempre lo ritrovo,quel 13 di cuoio.
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