SMARRIMENTO

Avec le fil des jours pour unique voyage

( Jacques Brel, Le plat pays )

Mi sono smarrita

nel labirinto della mia esistenza

in un incerto e misterioso territorio

di impossibile misurazione

come in un  film

di cui è stato sbagliato il montaggio.

Vado avanti nel mio viaggio

con l’energia che mi anima

ora con tenerezza

ora con nostalgia

rimpianto

malinconia

 struggimento

speranza

testardaggine.

Avida di una risposta

che non potrà mai venire

o forse è il punto centrale

del mio percorso

il punto di fuga

che mi conduce verso

le zone più oscure dell’animo

laddove la geometria delle passioni

si trasforma  in un cerchio concentrico

che si allarga nel nulla.

L’unico filo che mi lega a te

è questa lontananza crudele. 

penso che in fondo

la mia sia una sorta di follia

un contorno del reale

tagliente come una lama

e mi chiedo  – da sempre –  

 se siamo noi che cerchiamo

o siamo cercati

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Pazienza

Pazienza

Ferzan Ozpetek, dal film “Le fate ignoranti”

Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto: tornerò… Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza amore?

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A breve, amici, lascero il blog di Word Press perché non riesco a tornare al classico, ho provato ma non ci riesco proprio.

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I SENTIMENTI

Parlare di sentimenti è sempre difficile

. Perché abbiamo paura di mostrarli, di svilirli nel tentativo di farci capire, di assistere al loro lento, forse inesorabile, disfacimento.

Però assistere ai sentimenti altrui è decisamente più semplice, e piace un po’ a tutti.

Lasciarsi trasportare dalle storie di chi non conosciamo, sempre ansiosi di ritrovarvi anche soltanto una piccola parte delle nostre, per sentirci un po’ meno soli o magari per sorridere dell’ovvietà di ciò che ognuno di noi chiama “unico”, lo si può fare con un libro, con una poesia, con un’immagine.

Basta farlo con indulgenza e con il cuore.

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Ma anche no

Facciamo che

io capisco tutti

facciamo che se voglio ce la posso fare

Ma anche no.

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Colpevole

Sono colpevole
d’aver nutrito l’amore

ed altre deviazioni
come la nostalgia
e la malinconia
( Ivano Fossati )

 

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E POI

E arriva il giorno che ti accorgi che non hai più spazio,voglia e coraggio per esplorare nuove strade,come facevi allora che sembra solo ieri, mentre il tempo vola via. Ti circondano assenze,ricordi,mancanze… storie irripetebili vagano nel pensiero:a volte sorridi,altre piangi … Continua a leggere

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In ricordo di Faber

11 GENNAIO🌹Caro Faber,da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti. Canto con te e con tanti ragazzi in Comunità.Quanti «Geordie» o «Michè», «Marinella» o «Bocca di Rosa» vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua. Anch’io ogni giorno, come prete, «verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame». Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione.E ho scoperto con te, camminando in via del Campo, che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l’intelligenza.Abbiamo riscoperto tutta la tua «antologia dell’amore», una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l’aspirazione alla libertà.E soprattutto, il tuo ricordo, le tue canzoni, ci stimolano ad andare avanti.Caro Faber, tu non ci sei più ma restano gli emarginati, i pregiudizi, i diversi, restano l’ignoranza, l’arroganza, il potere, l’indifferenza.La Comunità di san Benedetto ha aperto una porta in città. Nel 1971, mentre ascoltavamo il tuo album, Tutti morimmo a stento, in Comunità bussavano tanti personaggi derelitti e abbandonati: impiccati, migranti, tossicomani, suicidi, adolescenti traviate, bimbi impazziti per l’esplosione atomica.Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile. In quel tuo racconto crudo e dolente (che era ed è la nostra vita quotidiana) abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perché, come dicevi nella canzone, alla solitudine può seguire l’amore, come a ogni inverno segue la primavera [«Ma tu che vai, ma tu rimani / anche la neve morirà domani / l’amore ancora ci passerà vicino / nella stagione del biancospino», da L’amore, ndr].È vero, Faber, di loro, degli esclusi, dei loro «occhi troppo belli», la mia Comunità si sente parte. Loro sanno essere i nostri occhi belli.Caro Faber, grazie!Ti abbiamo lasciato cantando Storia di un impiegato, Canzone di Maggio. Ci sembrano troppo attuali. Ti sentiamo oggi così vicino, così stretto a noi. Grazie.E se credete orache tutto sia come primaperché avete votato ancorala sicurezza, la disciplina,convinti di allontanarela paura di cambiareverremo ancora alle vostre portee grideremo ancora più forteper quanto voi vi crediate assoltisiete per sempre coinvolti,per quanto voi vi crediate assoltisiete per sempre coinvolti.Caro Faber, parli all’uomo, amando l’uomo. Stringi la mano al cuore e svegli il dubbio che Dio esista.Grazie.Le ragazze e i ragazzi con don Andrea Gallo,prete da marciapiede.

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Il tempo

Io ho una concezione del tempo un po’ particolare, vado a cercare gli attimi, i momenti, le ore, da cui emerge il senso e il significato della mia esistenza.

Non esiste una stagione uguale per tutti, ma ogni momento si carica d significati ed emozioni differenti, sulla base degli stati d’animo e degli incontri.

Ciascuno vive i momenti secondo i respiri e i chiaroscuri della propria anima.

 

 

 

 

 

 

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La Sindrome di Geltrude

La sindrome di Geltrude

Gertrudismo s.m. ispirato al noto personaggio manzoniano, indica la tendenza compulsiva e a trati patologica a rispondere affermativamente a proposte, richieste e provocazioni, quasi mai valutandone con attenzione le conseguenze.

La sindrome di Geltrude è quella che ha portato la Signora in questione, meglio nota come monaca di Monza, a rispondere di sì a uno che invece avrebbe fatto meglio ad ignorare.

Per passione, per noia, per ribellione, per curiosità, per sfinimento, perché sapeva resistere a tutto tranne che alle tentazioni. LELLA COSTA

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